Sogno d’amore di un giovane in fuga

Testo: Genesi 28:10-22


Il titolo di un messaggio serve a dare un’idea di cosa si parlerà nella predicazione; a volte può attirare la curiosità delle persone ad intervenire all’incontro, come a volte può deludere perché ci si aspettava cose diverse. Come nei film, alcuni titoli sono molto brevi: “Titanic”; altri molto lunghi: ricordo alcuni dei titoli di film di Alberto Sordi! Per questo messaggio ho pensato a quello che i giovani pensano più di ogni altra cosa, cioè i soldi (anche se qualcuno non sarebbe d’accordo!) e un buon titolo potrebbe essere: “La prima volta... che un giovane promette la decima a Dio!”; o se volete “Perché dare la decima’”! Non so a cosa vi fa pensare questo titolo o se avreste preferito essere altrove oggi se lo aveste saputo prima! C’è scritto che “Dio ama un donatore allegro!” ... ma, CORAGGIO!, non è questo il titolo! Forse potremmo dire: “Sogno d’amore di un giovane” e questo già ti mette più a tuo agio. Il titolo comunque è: “SOGNO D’AMORE DI UN GIOVANE IN FUGA”. Non so a cosa o a chi ti fa pensare questo titolo! Forse a un povero sfortunato, o potremmo pensare a Romeo e Giulietta costretti a fuggire per proteggere il loro amore. In questi giorni sono tornato a Verona a visitare il balcone di Romeo e Giulietta. Non ci andavo da molto tempo e il balcone è ancora lì, ma tutto intorno è pieno di scritte di nomi e non si sa come facciano a scrivere in alto, devono andare con qualche scala di notte?! Leggiamo di questo giovane in fuga e del suo sogno d’amore.

Leggiamo da Genesi 28:10 e vedremo di chi si tratta:

Ognuno di noi ha dei sogni: a volte dei bei sogni, dolci, romantici... altre volte i sogni sono o diventano degli incubi veri e propri. Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, un particolare desiderio che si spera si avveri un giorno o l’altro, fare un viaggio, incontrare un personaggio famoso, riuscire in una certa impresa. Si sogna la vittoria al totocalcio, alla Lotteria, il principe azzurro. I sogni son tanti. Qualcuno ha detto che “l’amore è come un sogno e il matrimonio è la sveglia!”

Anche la vita è spesso come un sogno (Salmo 90:5) e per molti è un incubo continuo. Tante cose o avvenimenti possono spingerci a sognare, a fantasticare. Vogliamo vedere in questa storia l’esperienza del giovane Giacobbe, in fuga:

le circostanze del sogno,

il contenuto del sogno

e infine le sue considerazioni sul sogno stesso e cosa possiamo imparare noi oggi.

I - LE CIRCOSTANZE DEL SOGNO:

Quali erano le circostanze di questo strano sogno? Dicono che certi cibi fanno sognare più facilmente. O a volte le circostanze della vita possono indurre a fare certi sogni, per esempio quando si è innamorati. Io ricordo i miei incubi quando cercavo di prendere la patente, in mezzo agli autobus a due piani in Inghilterra, nel traffico di Londra!

Quali sono le circostanze di questo strano sogno? Giacobbe, ufficialmente, si trova in cerca di una moglie. Infatti si stava recando da un certo Labano, suo parente, per trovare una donna della sua stirpe: niente di strano, quindi, se sogna una discendenza numerosa! Abbiamo detto “ufficialmente” perché la realtà però era molto diversa. Così come quando a volte succede che una ragazza o un giovane dice alla mamma: “Vado dalla mia compagna a fare i compiti!” ma la realtà è spesso diversa! Con Giacobbe è il contrario: infatti se lo aveste incontrato vi avrebbe detto: “Mi sto recando da mio zio Labano a vedere se posso accasarmi con qualche ragazza della sua famiglia!”. Dacché mondo e mondo i genitori sono chiamati a dare consigli ai figli, e i figli, puntualmente, sembrano destinati a disubbidire, ribellarsi, fare tutto l’opposto di ciò che viene loro detto. In questo caso la storia era più triste perché i genitori di Giacobbe avevano in mente cose diverse per i loro figli, e anche Giacobbe si trova spesso vittima delle loro idee contrastanti o dei loro imbrogli.

In realtà, quindi, Giacobbe è un giovane in fuga, sta fuggendo da qualcosa, da un realtà più grande di lui e da qualcuno che ha giurato di farlo fuori alla prima occasione. E tragedia sopra tragedia, quel qualcuno è proprio suo fratello Esaù.

Giorni prima, Giacobbe, istigato dalla madre e attraverso un imbroglio, aveva derubato il fratello di una particolare benedizione e si era attirato oltre alla benedizione paterna, la vendetta e l’odio del fratello Esaù il quale aveva giurato che appena crepato il vecchio padre, ormai prossimo alla morte, avrebbe ucciso il fratello Giacobbe. Ecco perché scappa questo giovane. Infatti la madre, non appena viene a sapere di questa premeditata vendetta del fratello, ha in mente un altro stratagemma per salvare la situazione. Dice al marito, Isacco, di essere preoccupata per il figlio Giacobbe, che non abbia a sposare una giovane non credente nel loro Dio, di quelle strane tribù intorno, e finisce: “Non pensi che sarebbe bene se lo mandassimo dai nostri parenti per fargli incontrare qualche bella ragazza da sposare?” Il padre approva la scelta e non appena va via, ecco che Esaù, già sposato più volte, prende ancora un’altra moglie infedele per dare dispiacere a suo padre.

Considerando la vita di questo personaggio Giacobbe, ci accorgiamo di una cosa molto strana: lui cerca di acquistare e conquistare con l’imbroglio, con l’inganno, con la lotta, tutto ciò che Dio ha sempre voluto dargli gratuitamente! E lo vediamo sempre impaurito, spaventato, turbato, che imbroglia e viene imbrogliato a sua volta; ha rubato al fratello, ha ingannato il padre, ma Dio lo aveva già scelto nei suoi piani sovrani per benedirlo al posto del fratello che aveva dato dimostrazione di ingratitudine, di incredulità e di ribellione. Dio voleva dare a lui quella benedizione particolare, in quanto Esaù aveva disprezzato Dio e i suoi doni e si mostrava interessato solo nel mangiare, bere e divertirsi; infatti Esaù continuava a sposare più mogli per dare dispiacere ai genitori e ad andare a caccia e infine, per un piatto di minestra di lenticchie, vendette i suoi diritti.

Ma l’inganno di Giacobbe non fa che peggiorare le cose e così si trova costretto a fuggire, con la scusa di prendere moglie! E che bella moglie che prese! Si credeva di avere la più bella del mondo, fin quando se la ritrova a letto la prima sera. Era la sorella più vecchia della sua fidanzata, con gli occhi storti, rifilatagli dal furbo zietto come un biglietto da cento Euro falso!

Aveva sudato per sette anni per la moglie e lo zio dice che se vuole l’altra figlia più giovane, deve lavorare per lui altri sette anni... E lui medita la vendetta e ci riesce. Imbroglia anche lo zio e con qualche accorgimento (che non era altro che la benedizione di Dio che voleva comunque ancora benedirlo!) riesce a portargli via tutto il gregge e lasciare lo zio con quattro pecore spelacchiate! Dio interviene nella sua vita e gli dice di tornarsene a casa sua. E Giacobbe si ritrova in fuga... sembra la storia del fuggitivo che tempo fa hanno trasmesso in TV, che ha incollato i miei figli alla TV.

Adesso fugge anche da Labano e si trova fra due fuochi, fra l’incudine e il martello! Da una parte il fratello che lo vuole morto, dall’altra lo zio che lo rincorre perché è scappato via con tutto il gregge. E Giacobbe lotta con tutti! E fugge da tutti. E non si accorge che Dio lotta per lui, a suo favore e che Lo aspetta a braccia aperte! Giacobbe lotta e fugge con e dallo zio Labano, che avvertito da Dio di non toccare Giacobbe, lo insegue e quando finalmente lo trova gli dice: “Volevo solo salutarti, te ne sei andato via senza dirmi nulla!”. Giacobbe lotta e fugge dal fratello, che però alla fine gli va incontro... per abbracciarlo! E, la tragedia principale, egli lotta perfino con Dio! Non vuole arrendersi e in una simile circostanza lotta pure con Dio! Sta tornando dal fratello dopo vent’anni e ha paura. Organizza tutto in modo da cercare di salvare almeno la pelle, manda avanti a gruppetti i suoi averi e le sue mogli, i suoi parenti, i servi, come un generale che avanza verso il nemico, sicuro della sconfitta finale. E così si trovò SOLO. Genesi 32:28.

SOLO: ormai certo di aver abbracciato i figli e le mogli per l’ultima volta; senza più un soldo: cosa fare? Pensate che si arrenda? No, lotta e, non avendo nessuno intorno, se la prende con Dio. Dio che gli aveva promesso di aiutarlo, Dio che non lo avrebbe mai abbandonato... e Dio sta al suo gioco. Vuoi lottare? E lottiamo pure; ed ecco che un uomo lotta con Giacobbe fino all’alba. Chi pensate che vince alla fine? Giacobbe non s’arrende, alla fine l’uomo invisibile chiede di essere lasciato andare via, ma Giacobbe dice di no, deve arrendersi prima. Ma l’altro gli tocca appena una gamba e Giacobbe comincia a zoppicare e si rende conto che non potrà più vincere. Ma la sua determinazione viene premiata e Dio lo benedice con un cambio di nome: non si chiamerà più Giacobbe che vuol dire imbroglione, letteralmente che tiene il tallone, perché alla nascita teneva il fratello gemello per il piede, ma ISRAELE che vuol dire “Colui che lotta con Dio e vince!” Proprio quando non ce la faceva più, proprio quando stava per perdere, diventato zoppo, gli viene detto che ha vinto! Strana vittoria ma è così.

Non penso sia difficile immedesimarci in questo personaggio! Uno che va avanti a stenti, a furia di lotte, a forza di imbrogli, ingannando ed essendo ingannato. Ma non ci si può beffare di Dio, non si può ingannare Dio. Quello che si semina si raccoglie, dice l’apostolo Paolo. Non si può lottare con Dio e vincere, ma quando noi ci arrendiamo a Lui, ecco che Lui ci dà tutto quello che noi abbiamo sempre cercato per via di imbrogli e che ci ha causato solo perdita di tempo, fatica e paura.

Un cappellaio in Africa si addormentò sotto un albero e delle scimmie vennero e gli rubarono tutti i cappelli. Innervosito lanciava il suo cappello in aria e lo riprendeva e anche le scimmie facevano lo stesso. Alla fine, si arrabbiò, buttò a terra il cappello con un gesto di sconfitta e, con sua grande meraviglia, anche le scimmie fecero lo stesso e lui riebbe i suoi cappelli!

E tanta gente, più di ogni altra cosa, dalla vita desidera un contatto con il cielo, non solo sulla terra, ma anche e soprattutto nell’eternità. Come vediamo nel seguito della storia del sogno di Giacobbe.

II - IL CONTENUTO DEL SOGNO: in breve vediamo la Persona di Cristo, la Presenza di Dio, i Piani della vita, un Popolo per discendenza:

1. La Persona di Cristo:

Giacobbe sogna una scala che dalla terra tocca il cielo. Ogni uomo cerca di arrivare a Dio con i propri mezzi, ma prima o poi si accorge che la sua scala non arriva al cielo, a Dio, ma si ferma tra le nuvole! E ci si ritrova con dei castelli in aria! Ognuno ha la sua scala di valori, con i suoi gradini:

1. Non fare del male ad altri

2. Fare del bene ad altri

3 pregare

4. soffrire

5. fare dei sacrifici

6. leggere la Bibbia

7. andare in chiesa

sempre per arrivare a Dio!

Questo brano della scala di Giacobbe viene riportato nel Vangelo di Giovanni dove ci viene mostrata la vera scala che porta a Dio, non quella che noi possiamo costruire, ma quella che Dio stesso ha lanciato dal cielo, il Signore Gesù. Non una serie di gradini da salire, preghiere, sacrifici, elemosine, pellegrinaggi, ma una Persona da conoscere, amare, seguire: Cristo Gesù. Ma tanti sono come quell’uomo la cui casa è in fiamme e al vigile che gli offre la scala di salvezza, rispondono che sono troppo occupati a costruirsi una corda di lenzuola per fuggire. E’ interessante notare la persona alla quale Gesù rivela questa verità, a Natanaele, un uomo senza frode, senza inganno. Bisogna essere l’opposto di Giacobbe per comprendere questa verità e per raggiungere Dio. Bisogna smettere di salire gradini e lasciarsi trascinare in alto da Dio stesso, bisogna smettere di lottare con Dio, ma arrendersi a Lui e così essere più che vincitori in Gesù.

Forse anche tu cerchi di lottare con Dio per la salvezza, arrenditi a Dio. Nel Salmo 127:1 leggiamo che Dio dà altrettanto ai suoi figliuoli, mentre essi dormono! Riposare è il segreto per conoscere Dio, per crescere in Lui: riposare alla sua presenza.

2. La presenza di Dio:

Dio lo rassicura, promette la sua presenza continua, guiderà i suoi passi, non lo abbandonerà. Come i figli di Israele stesso, anche Giacobbe perse di vista questo fatto e si trovò ad avere incubi tremendi che con la realtà non c’entravano per nulla. Ed anche noi, se perdiamo di vista questo fatto, avremo paure ingiustificate, notti insonni senza motivo. Ebrei 13:5 ci garantisce che questa promessa è per ciascuno di noi. Coraggio, soprattutto quando restiamo soli.

3. I piani della vita:

Giacobbe fu sempre libero di fare le sue scelte, ma Dio lo avrebbe sempre guidato e sarebbe stato con lui. E ne andò di posti! Ebrei 11:8-10 ci dice che il luogo che Dio gli indicava, dove voleva condurlo, non era sulla terra dove la scala poggiava, ma in cima alla scala da dove Dio gli stava parlando e dove per un momento egli si è sentito trasportato, nella casa di Dio! Infatti, appena svegliatosi, dice che quella è la casa di Dio e la scala portava direttamente a casa Sua. E Dio sarà con noi, con ogni suo figliuolo fino al giorno quando entreremo finalmente nella casa dalle molte stanze, attraverso quella porta del cielo che è Cristo stesso.

4. Un popolo per discendenza:

Non era ancora neanche sposato e Dio lo assicura che avrà una discendenza numerosa come le stelle del cielo, e in seguito i suoi figli formarono la nazione di Israele. A volte sembrava che quel popolo stesse per essere perduto, come quando appunto si trovò tutto solo a lamentarsi con Dio. Sarà sembrato un sogno troppo bello per essere vero...

Anche noi possiamo attraversare momenti più o meno belli, momenti in cui saremo più o meno numerosi, ma il nostro sguardo deve essere fissato sulla grande comunità dei redenti, del popolo di Dio, chiamato da ogni popolo, lingua, razza e tribù.

III - LE CONSIDERAZIONI SUL SOGNO:

“Se Dio...” non indica dubbio, ma proposito: visto che Dio farà questo per me, se le cose stanno così...

La paura di Giacobbe si trasforma pian piano in timore di Dio. Paura è ciò che l’uomo ha di Dio perché il suo rapporto è basato sull’ira di Dio, sul giudizio di Dio. Il timore è basato sull’amore di Dio.

E così troviamo Giacobbe prostrato ad adorare Dio, erige un monumento per ricordare quel particolare giorno che segnò il giorno della sua conversione a Dio, il suo primo incontro con Dio. E da allora Dio si chiamerà il Dio di Abramo, di Isacco e... di Giacobbe. 

E fa dei propositi: Se Dio è con me... non dubbio, ma speranza e certezza della presenza di Dio. “Il Signore sarà il mio Dio, e non solo quello di mio nonno e di mio padre. Io ti scelgo come mio Dio, io seguirò soltanto te”. Egli fa la sua scelta nei confronti di Dio.

Per noi questo significa che ognuno di noi deve fare la sua scelta di salire quella scala che Dio ha buttato giù per la nostra salvezza, Gesù. Non pensare di fare la tua scala, perché arriverai solo sulle nuvole e sarà una gran caduta!

In secondo luogo Giacobbe sceglie una casa, un luogo visibile per il suo rapporto con Dio. Per noi questo è segno di appartenere alla casa di Dio, per il nostro rapporto con Dio, essere come una pietra vivente, un mattone di una particolare chiesa locale.

E infine sceglie di dare a Dio una parte di tutto quello che Dio gli avrebbe dato nel suo viaggio della vita. E questo ci parla di un impegno reale e tangibile per la testimonianza della propria fede. So che questo è un discorso che non a tutti piace, quando si tocca il portafoglio, ma dovrebbe essere un segno normale di una vita consacrata a Dio, di un cammino verso quel paese alla presenza di Dio, dove incontreremo molti altri, frutti del nostro impegno concreto nel cammino cristiano. Non è mia intenzione sostenere in questa sede l’obbligatorietà o meno della decima oggi, ma vorrei che fosse chiaro che seguire Cristo costerà e non solo in soldi, ma in tutta la tua vita al suo servizio. Qualcuno ha detto che la vera conversione è quando una persona capisce con il cervello la salvezza, altri con il cuore, altri con le mani, altri con la bocca; sono tutti modi indispensabili, ma prima o poi la conversione arriva anche al portafoglio e Dio ama chi dona con gioia. E nessun sacrificio sarà mai paragonabile al sacrificio di Colui che ha dato tutto per me.

Conclusione: Alla fine del culto: il padre criticava la predica lunga, la madre l’organo troppo forte, la figlia il canto stonato, ma rimasero tutti zitti quando parlò il figlio più piccolo: Non penso che era così ale per un euro!

Si potrebbero fare tante cose, è vero, ma perché i sogni diventino realtà c’è bisogno di te, che tu conosca il Salvatore, che tu sia pienamente impegnato nella sua causa. E anche se altri cambiano strada o tornano indietro, erto Dio non ti lascerà. In questo possiamo riposare tranquilli, sapendo che Dio è in questo luogo e noi LO SAPPIAMO! 

Se desideri lasciarmi un saluto, fai pure