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CARPE DIEM! TESTO: 2 Timoteo 4 |
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| Nel contesto dei giorni malvagi, “I GIORNI SONO MALVAGI, MA TU!” 4:1-5, l’apostolo pensa a incoraggiare un giovane a continuare nella fede e nel servizio per il regno di Dio. Efesini 5:16: l’apostolo afferma: “ricuperando il tempo, perché i giorni sono malvagi!” Che vuol dire? Si può ricuperare il tempo? In che senso? A volte vorremmo riavvolgere il nastro e tornare indietro per rifare un compito, per rimangiare una parola detta di troppo, per evitare un guaio, ma il tempo non torna indietro. Eppure abbiamo un ordine preciso di Dio di “ricuperare il tempo”, riprendere indietro il tempo. Si può? Altre traduzioni dicono: “Approfittando delle occasioni”, o redimere, riscattare, fare il massimo col tempo a disposizione, cogliere l’occasione, usare bene il tempo a disposizione. Sappiamo bene come alcune occasioni sono irripetibili. Il tempo che passa veloce non porterà indietro delle occasioni mancate. Perciò, con una frase immortalata nella lingua latina, Paolo direbbe CARPE DIEM! Cogli al volo l’occasione che Dio ti dà oggi, perché viviamo in giorni malvagi dai quali potremmo non venirne fuori. Paolo apre il suo cuore ed è quello che anch’io vorrei fare oggi, forse avrò solo l’altezza del Paolo biblico (il nome vuol dire “piccolo di statura”) e certamente non mi degnerei minimamente un paragone con lui, ma abbiamo lo stesso Signore e Salvatore. IL TEMPO DELLA MIA PARTENZA È GIUNTO: v.6: gli ultimi pensieri di un moribondo. Chi parla è un uomo il cui tempo è scaduto e si trova ai supplementari, per usare una metafora calcistica, e le sorti sono già decise. Paolo è n uomo prossimo alla morte, anche se non eccessivamente vecchio. La “libazione” era il sacrificio in onore del proprio dio. Paolo era in prigione per la sua fede, considerato una specie di terrorista per l’impero, in quanto fondava associazioni in giro in nome del suo Dio ed era grande ricercato, il numero due. Il numero uno, Gesù, si diceva morto, ma altri pensavano che fosse vivo, si diceva che era stato visto in giro, ma non si sapeva nulla di lui se non che aveva lasciato una forte influenza. Paolo era stato già condannato almeno un’altra volta, ma adesso è giunto proprio alla fine. La sentenza era stata emessa e la condanna era stata decisa, mancava soltanto la data. Un uomo prossimo alla morte, con un piede nella fossa e l’altro fermo nella sua fede; forse, pensando al modo in cui morì, meglio dire con la testa nella cesta ma il cuore in cielo! Fu infatti decapitato. Vogliamo quindi vedere, in questo capitolo, i pensieri dell’apostolo mentre si avvia alla fine della sua carriera e della sua vita: 1. Il ricordo del passato, 2. La realtà del presente, 3. La ricompensa futura, 4. Il regno eterno. I - IL RICORDO DEL PASSATO: 4:6-7 Paolo pensa al passato, parla di lotte e di sacrifici, di sofferenze riservate a tutti coloro che vogliono vivere per Dio: vedi 2 Timoteo 3:11 e 3:12. Le sofferenze erano previste e messe in conto, non erano una sorpresa per Paolo. Anche per noi che siamo forse abituati a credere in Gesù e poi tutto andrà bene, è bene ricordare che Gesù ha parlato di una croce da portare nel seguirlo. Paolo ha lottato, ha combattuto il buon combattimento: la sua lotta non era con armi particolari, oggi abbiamo armi nucleari, convenzionali, chimiche ecc. La sua arma era la predicazione, la preghiera, il dialogo, e il confronto con la Parola di Dio. Paolo parla anche di “corsa” della vita: ti accorgi anche tu che il tempo vola man mano che passano gli anni? La corsa è finita, ormai è braccato, non può più fuggire da nessuna parte, ma non ce n’è bisogno, perché ha raggiunto il traguardo e ha vinto. Non c’è aria di trionfalismo nella sue parole, come se egli avesse un qualche merito, forse trattiene a stento le lacrime per l’emozione, pensando alle lotte, ma è finita! Ha vinto: un po' come Schumacher che ha vinto la sua corsa mentre la mamma, lontana giaceva morta. HO CONSERVATO LA FEDE: questo è il grido di vittoria che lo animava. Non era una mamma morta che gli ispirava forza, fiducia e coraggio, ma il Signore Gesù Risorto e vivente, vittorioso sul male e sulla morte stessa. E allora: Ho conservato la fede! Ha perso tutto, non ha più amici, non ha neanche un cappotto per coprirsi dal freddo, non ha i suoi libri, la vita stessa sta per essergli tolta, ma possiede la fede, più preziosa di ogni altra cosa al mondo. “Chi perderà la sua vita per me la troverà”- disse Gesù. Cosa conserveremo noi alla fine dei nostri giorni? Hai perso qualcosa di prezioso che ti manca tanto? Forse lavoro, forse soldi, forse amici, forse una persona cara, forse hai vissuto una separazione o divorzio e hai perso un fidanzato o una moglie... Aggràppati alla tua fede in Cristo Risorto, quella nessuno te la potrà togliere. Ricordi l’inno di Lutero: “Forte Rocca è il nostro Dio, nostra speme il Lui si fonda, ci sostien benigno e pio nell’angoscia più profonda. Il tristo tentator a noi fa guerra ognor, astuzia e frode son l’armi sue tremende ma da lor Dio ci difende... e alla fine: Noi sarem con Lui vincenti. Se pieni di furor ci tolgon figli, onor ed ogni bene, ne avran vantaggio lieve; a noi il regno restar deve.” I I- LA REALTÀ PRESENTE: 4:9-17 Traspare una certa tristezza dell’apostolo, che però pian piano, riflettendo, si innalza e diventa un inno di lode al pensiero del futuro e alla festa che l’aspetta dopo la... cesta! Chiede a Timoteo di venire da lui, presto; forse vuole rivederlo, forse vuole riabbracciarlo, forse vuole ssicurarsi che almeno lui è rimasto fedele alla Parola, forse ha qualche rivelazione da dargli, forse sente il peso della solitudine, forse... non importa, ma desidera che venga a trovarlo.
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“Porta il cappotto” – scrive -, non vorrei morire di freddo prima che mi tagliano la testa! “I libri e le pergamene”. Cosa erano questi? Forse dei rotoli con delle Scritture, parte della Bibbia che aveva lasciato in Troas quando fu arrestato e dovette lasciare in fretta? Forse dei documenti personali, forse dei commentari, forse degli appunti. Non sappiamo, ma li voleva. Io mi son sempre meravigliato delle Università della terza età: vecchi che studiano! A che serve? Oppure i bambini nel reparto tumori di un ospedale dove si fa... scuola! A che serve? Come detto prima, forse Paolo non era molto vecchio, una sessantina di anni, ma, ormai prossimo alla morte, a che servono i libri? A che serve studiare? Perché Paolo è così interessato ai suoi libri e perché dovremmo mai esserlo noi? Ti interessano i libri? Noi leggiamo poco. Io ho un grande amore e passione per i libri. Se ho un rimpianto nella mia vita è di non potere finire tutti quelli che ho accumulato. Ho appena comprato una serie di 14 volumi di commentari sulla Bibbia, le Note di Barnes , del secolo scorso e li bevo così facilmente. Perché Paolo, prossimo alla morte, vuole i libri? Prendiamo per scontato che si tratti di libri cristiani o della Bibbia stessa che allora era in forma di rotoli. Certo la Bibbia è senz’altro un libro a cui aggrapparsi nel momento estremo. 1. Per conoscere sempre più Gesù, la parola di Dio. Anche la Bibbia è la Parola Vivente, è Dio che ti parla in essa e serve a insegnare, incoraggiare ecc. (vedi 4:16) fra le altre cose. Ultimamente ho rivisto una signora che avevo incontrato nel 1984 e non avevo più vista da allora. Mi ha scritto un anno fa, avendo visto il mio nome da qualche parte, e ci siamo rivisti la settimana scorsa a un’agape. Spinto dalla curiosità chiesi dove ci eravamo visti: “Mi trovavo ospite presso una chiesa e tu hai predicato sul Salmo 29” disse, e tirò fuori un foglietto con degli appunti di venti anni prima! “Mi ha toccato molto allora e mi ha accompagnato ovunque e sempre fino ad ora e lo porto sempre con me”. La Parola di Dio sempre viva, sempre valida, sempre fresca, non è cibo che perisce. 2. Essa è ispirata, il fiato, il soffio di Dio, il respiro, la voce stessa che indica la presenza di Dio. E in quei momenti di tristezza o solitudine o grossi problemi solo la voce di Dio può infondere coraggio e fiducia. La Parola di Dio al tuo fianco e nel tuo cuore. 3. Un altro motivo per cui anche in quei momenti di disperazione umana dobbiamo attaccarci alla Parola Vivente è perché alcune cose si imparano solo per esperienza. Altro è leggere che Gesù è la risurrezione e la vita mentre ti trovi pieno di salute, altro è sentire quelle parole in prossimità del tuo ultimo respiro. Negli ultimi anni il Signore ha chiuso per me le porte al “ministerio a tempo pieno” ma ha spalancato quello dei libri. Tutto è cominciato quando per via di alcuni problemi familiari ho letto un libro sul divorzio, soggetto molto delicato e del quale è facile parlare e sparlare fin quando i problemi non ti toccano da vicino. Avevo letto molti volumi e commentari, ma non sentivo mai la soddisfazione della conoscenza di quel che Dio dicesse nella Sua Parola su questo soggetto. Nei miei viaggi fra le chiese questo era senz’altro un argomento sul quale i responsabili stessi spesso mi chiedevano aiuto e io non sapevo che dire. Ma è bastato un piccolo volume e un po' di esperienza per potere comprendere meglio. Il risultato è stato un grande aiuto personale nella mia vita per mezzo di quel libro, che ho potuto tradurre e pubblicare a mie spese, e anche l’inizio di traduzione di altri libri che ritengo utili per la chiesa italiana. Non tutti questi libri sono sempre benvenuti, in quanto sono argomenti non fra i più semplici (esempio le profezie) o delicati e controversi (divorzio, Natale, ornamento delle donne). Dalle reazioni di molti comunque sembra che essi siano ben accetti anche se non manca qualcuno che contraddice. I COLLABORATORI: di seguito Paolo parla di alcuni collaboratori e vediamo l’uomo Paolo che, nelle ultime ore di vita, come il suo Maestro prima di lui, cerca la compagnia di qualche amico vicino. Ci si aspetta che i nemici siano contro, ed è naturale, ma che coloro i quali un tempo erano stati amici e collaboratori del Vangelo gli si rivoltino contro lo fa stare male. Militarmente si chiama Fuoco amico e ne abbiamo visto alcune conseguenze nell’ultima guerra in Iraq dove sembra che la maggior parte dei morti fra i militari angloamericani siano stati uccisi dai propri soldati e non dal fuoco nemico. Paolo accenna a Dema, che era stato un suo compagno addirittura di prigionia (Col. 4:14), che adesso ha amato il mondo: piuttosto che i piaceri del mondo, forse è un modo di dire che ha preferito non rischiare la sua vita. Alessandro il ramaio che gli ha fatto tanto male. Dal nome non si sa nulla di quest’uomo in quanto vi erano varie persone con tale nome e vi sono molti Alessandro menzionati nella Bibbia. Ha contrastato le sue parole: forse si riferisce a qualche eresia particolare, o forse era un passato collaboratore che avrebbe dovuto testimoniare al suo processo e invece di testimoniare a favore lo ha accusato e fatto condannare ingiustamente. C’è qualche Dema o Alessandro nella tua vita? Fra coloro che mi hanno criticato per aver messo in circolazione il libro “Divorziare e Risposarsi” un fratello e missionario mi ha consigliato di ritirarlo o “legarmi una macina da mulino intorno al collo e gettarmi nel mare!” Capisco la necessità di mettere in guardia, ma lo scopo del libro è di avviare un dialogo, di confrontare quello che uno o l’altro comprende dalla Parola. Questi fratelli fanno più male di molti nemici! Fra i prossimi Paolo menziona Marco: un giovane che precedentemente aveva creato alcuni problemi a Paolo tanto che litigò con Barnaba e si separarono. Ma adesso lo vuole al suo fianco, gli è utile nel ministerio. Sembra che ci fosse stata una riconciliazione fra i due. Luca è con lui. Almeno adesso. Perché al processo non aveva nessuno e, come il suo Maestro prima di Lui, era stato abbandonato da tutti! Bello sapere che noi possiamo sentirci abbandonati, ma non lo saremo mai, perché Gesù lo fu veramente. Ed Egli promette che non ci lascerà né abbandonerà mai (Ebrei 13:5). Egli è l’Avvocato presso il Padre che nella più importante causa verso di noi ci difende e ci difenderà. Ed Egli ha vinto per noi. E così riesce a vedere con fiducia al di là delle ombre scure intorno a lui: vedi 3:11 e 4:18. Parla di un leone: forse leoni veri al Colosseo dove i cristiani venivano gettati; forse dalla morte in generale. |
III - LA RICOMPENSA FUTURA : 4:1,8, 16-18: Ci sarà un giudizio dei vivi e dei morti, v.1. Aspetta una corona di giustizia, il successo della giustizia. Sappiamo quanto parlare si fa della giustizia umana oggi, anche quando essa cerca di fare del suo meglio. Ma ci sarà un giorno di giustizia perfetta. A ognuno il giusto giudizio di Dio. Parlando di Alessandro, Paolo fa un’affermazione forte e chiara come aveva già proclamato nel suo messaggio ad Atene: “Dio ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia”; la peggior punizione sarà per chi ha sentito il messaggio e non ha risposto all’amore di Dio. Parlando di altri che hanno abbandonato Paolo, egli esprime la preghiera che ciò non venga loro imputato! Come il suo Maestro Gesù prima di lui, al Calvario, “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno” o come Stefano che, mentre le persone lo lapidavano e proprio mentre il giovane Paolo stava a guardare la scena e i mantelli di chi tirava sassi, esclamava: “Signore, non imputare loro questo peccato!” Vi sono persone che ci fanno del male, che ci fanno soffrire ma verso i quali non vorremmo che ciò fosse contato a loro sfavore, perché in fondo li vogliamo bene. Così Paolo si sentiva verso quei fratelli che avrebbero dovuto difenderlo ma lo abbandonarono (v.16). IV - IL REGNO ETERNO : 4:18: Lo sfondo del tutto, della sua vita, della sua prossima morte, delle sue lotte, delle sue sofferenze, della sua predicazione, della sua corona di giustizia, dei suoi studi, ecc. è il regno eterno verso cui tutto protende. 4:1: apparizione e regno! 4:5: adempi il tuo servizio per il regno; 4:11: ministerio, servizio nel regno; 4:18: mi salverà nel suo regno celeste! Non dalla morte, ma attraverso la morte mi porterà nel suo regno dove la morte non esiste più. Nella lettera ai Romani 8:34: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” Sarà forse la tribolazione, queste prove continue nella vita? Sarà forse l’angoscia? Quello che angosciava l’apostolo Paolo più di ogni altra cosa era il pensiero delle chiese, dei fratelli, passava giorni e notti a piangere e pregare per loro! La persecuzione? Dai nemici o da coloro che si chiamavano un tempo amici, i vari Dema o Alessandro? Sarà la fame? Sarà la nudità? Il freddo, sarà l’inverno senza il cappotto se Timoteo non riuscisse ad arrivare? Saranno i pericoli o perfino la spada che attendeva la sua testa? IN TUTTE QUESTE COSE, SIAMO PIÙ CHE VINCITORI IN CRISTO GESÙ... NIENTE E NESSUNO POTRANNO MAI SEPARARCI DAL SUO AMORE. Le parole più belle in tutta la scena del rapimento fra le nuvole della chiesa sono quelle paroline: E SAREMO PER SEMPRE CON IL SIGNORE! Mia figlia è innamorata e ormai è alla fine della sua permanenza in casa nostra, va all’estero a studiare, ma soprattutto il pensiero fisso è STARÀ PER SEMPRE CON IL SUO AMORE! Tutto quello che fa è influenzato da quel prossimo avvenimento, in vista della sua prossima partenza. I genitori sentiranno la mancanza, ma lei è felice. Le sue “cose” non la interessano più, tanto è protesa con la mente e col cuore al suo trasferimento! Ai fratelli dice che lascia lo stereo, il computer… le “cose” non la interessano più. Un uomo pervaso dal regno e consumato e per il regno di Dio. Tutti i suoi pensieri sono lì. E pensando al regno celeste, tutti i suoi pensieri sfumano nel retroscena e mette in risalto una gloriosa benedizione: “A LUI SIA LA GLORIA NEI SECOLI DEI SECOLI. AMEN!” CONCLUSIONE In conclusione, forse Dio ti fa rivedere in uno di questi personaggi. Sappiamo che i giorni sono malvagi. Ma TU... chi sei? CARPE DIEM! Oggi Dio ti dà un’occasione da prendere al volo! Forse per quanto riguarda la tua salvezza eterna, forse per rappacificarti con un fratello, forse per portare un cappotto o un libro a qualcuno che sai che ne ha bisogno; forse per svolgere un servizio per la sua opera. Forse sei un Paolo, prossimo alla fine dei tuoi giorni: puoi guardare indietro a una vita di servizio, lotte, ma soprattutto: hai conservato la fede anche se non altro? Guarda in avanti al regno eterno e anticipa la gioia di quel giorno! Forse sei un Alessandro che ha fatto del male assai a dei figliuoli di Dio; ci sarà un giusto giudizio di Dio e una giusta condanna, ma oggi Dio ti rivela un messaggio di salvezza se ti arrendi al Suo amore in Cristo che ha pagato per te. Se sei qui a leggere queste parole forse dimostri con ciò che c’è speranza per te e Dio ti cerca ancora e vuole salvarti. Sei un Dema? Ti sei comportato male verso qualche fratello? Trovi difficile le sofferenze per causa di Cristo: prendi esempio e coraggio dalla vita di Paolo. Sei un Marco? Forse inutile nel passato, forse inutile ancora nel presente, ma puoi essere utile nel ministerio, mettiti a servizio di Dio magari servendo qualche fratello o servitore più anziano che ha dei limiti. Sei un Luca? Concedi la tua amicizia gratuitamente. Luca era un medico, ma le tue capacità possono essere molteplici al servizio dei fratelli. Forse Dio ti chiama a stare vicino a un suo figliuolo anche se tutti lo abbandonano. Sei un Tichico, Tito o altri, tanti altri fratelli impegnati altrove per l’espansione del Vangelo? Priscilla e Aquila avevano aperto la loro casa per ospitare la chiesa; Onesiforo molte volte ha dovuto sopportare le lamentele e gli scoraggiamenti di Paolo e confortarlo, e quando si trovava a Roma lo cercava con premura per rendergli qualche servizio e non si fermava finché non lo trovava! Vai avanti: pensa al regno eterno dove saremo riuniti alla presenza di Gesù. Sei un Timoteo? Se Dio ti ha parlato, spero che tu ti dia da fare per arrivare in tempo: Non sappiamo se Timoteo andò subito oppure no; sembra infatti che egli non sia arrivato in tempo per portare il cappotto e i libri e che Paolo sia stato giustiziato a giugno, prima dell’inverno. Forse quando Timoteo ricevette la lettera, Paolo era già col Signore! L’insegnamento è che agiamo prima che sia troppo tardi: Oggi CARPE DIEM! Post scriptum: Questo messaggio era stato preparato per una chiesa che mi aveva invitato, ma il giorno prima della data prevista mi ha comunicato che era meglio se non andassi! Se esso ti ha edificato, lasciami un messaggio… e che Dio ti benedica: |