LETTERA APERTA AL FRATELLO
GUGLIELMO STANDRIDGE,
autore del libro
“PENSI AL DIVORZIO?”

Trento 7.01.2004
Da: Giuseppe Cappalonga
Centro Cristiano Evangelico,
C.P. 608 - 38100 Trento TN
A: Guglielmo Standridge
Associazione Verità
Evangelica
Via Pozzuoli, 9 - 00182 ROMA
RM
Trento
7.01.2004
Caro Guglielmo,
eccomi a te
come promessoti qualche settimana fa.
Ti ringrazio ancora del libro “PENSI
AL DIVORZIO?”, scritto da te, che mi hai fatto pervenire. L’ho letto
con interesse e ringrazio Dio per questo volume e per la fatica che sono
sicuro hai sostenuta per scrivere su questo argomento delicato e a volte
spinoso, e per aver condiviso le tue convinzioni dalla Parola di Dio
anche se, almeno sotto qualche aspetto, controcorrente. Ti assicuro che
ne so qualcosa anch’io avendo tradotto e messo a disposizione della
chiesa italiana il libro “DIVORZIARE E RISPOSARSI” di Ralph
Woodrow sullo stesso argomento, anche se con conclusioni diverse!
So che questi temi sono cari a te e alla
‘Voce del Vangelo’, il mensile da te portato avanti ormai da tanti anni.
Ringrazio Dio per te e per il tuo lungo e fruttuoso ministero in Italia,
per le vite salvate, per l’esempio dimostrato, non scordando che la
‘Voce’ fu il mio primo contatto con il mondo evangelico, né la passata
collaborazione e comunione che abbiamo goduto.
Oltre alla innegabile e sincera
gratitudine nei tuoi confronti, devo confessarti che mi rivolgo a te con
un senso di tristezza nel cuore, con la speranza di non essere né
frainteso né allontanato per questo. Ti ringrazio del “caro fratello
Pippo” nella dedica che mi hai scritto sul libro, e ti assicuro che
anche tu sei per me un carissimo fratello al quale posso
affermare con tutta onestà di non ritenermi ‘degno di sciogliere il
legaccio dei calzari’ (Giovanni 1:27). Da parte mia sei e rimarrai
una colonna della chiesa italiana con cui ho piacere di collaborare, per
quel che posso e mi è permesso, nell’opera del Signore (in questi giorni
un fratello della nostra chiesa, su mia segnalazione, sta seguendo un
Corso Biblico della ‘Voce’).
Ciò che mi spinge a scriverti, quindi,
non è alcuno spirito di competizione o altro ma l’amore per te, per il
tuo ministero, oltre che per la mia persona, per la mia famiglia, per i
credenti sofferenti che in seguito alla pubblicazione del nostro libro
hanno trovato un po’ di pace interiore, per la verità della Parola, e
soprattutto per la gloria di Dio.
Credo di non sbagliarmi (e se sbaglio
ti prego di dirmelo pure) se sostengo che il tuo libro vorrebbe
essere, almeno in parte e indirettamente, una risposta al libro di
Woodrow da me pubblicato Se così fosse, ne sono particolarmente
contento, poiché nel pubblicare il libro di Woodrow avevo in cuore
proprio di aprire un dialogo all’interno della chiesa italiana, viste
anche le diverse richieste di aiuto che mi erano pervenute da diversi
fratelli, inclusi responsabili di chiese. Io mi auguro che anche il tuo
libro sia letto, meditato e vagliato alla luce della Parola di Dio e che
Dio lo usi grandemente per la salvezza di anime, famiglie e per
l’espansione del suo regno.
Non è mio desiderio, in questa lettera,
fare un’analisi dettagliata o una contro-risposta al tuo libro, ma
condividere qualche considerazione che penso sia doverosa nei confronti
di quanti hanno avuto modo di apprezzare il libro di Ralph Woodrow. È
altresì mia intenzione sia far conoscere l’esistenza del tuo libro sia
condividere questa mia lettera a te, insieme a una tua eventuale
risposta, fra coloro con i quali sono in contatto, in modo che ognuno
abbia modo di riflettere e valutare. Mi dispiace che la stessa
disponibilità non traspare dal tuo libro, poiché nonostante varie
allusioni al contenuto del libro di Woodrow, non vi è in esso il minimo
accenno né una bibliografia che riporti i dati dello stesso. Trovo
strano che, pur citando altri libri e autori, non venga mai
menzionato il libro che negli ultimi mesi è stato uno fra i dieci libri
più richiesti nelle librerie evangeliche in Italia!
Questo ‘nascondere’ mi rende perplesso e
francamente non riesco a spiegarmene il motivo. Forse per un senso di
paura delle ‘idee diverse’? Forse per un senso di ‘protezione’ della
verità? Forse per un senso di fedeltà alla Parola? Forse per evitare
della pubblicità al nostro libro? La mia convinzione è che la verità non
va temuta, né protetta, ma difesa lasciandola libera affinché renda
liberi chi attinge ad essa. Capisco che vi sono giovani credenti o
immaturi che potrebbero fraintendere ecc. ecc., ma vi sono anche uomini
di fede e maturi che possono valutare il tutto e insegnarlo ad altri. Se
è vero che alcuni torcono addirittura la stessa Scrittura a loro danno,
penso che ci si possa aspettare che facciano lo stesso con i nostri
libri! Da parte mia penso che ogni credente, con l’aiuto della preghiera
e di Dio che promette il Suo Spirito a ogni suo figliuolo che desidera
fare la sua volontà, possa ricevere sapienza e intelligenza per valutare
serenamente i due libri.
Il messaggio che proponi mi sembra
chiaro, credo che gli argomenti siano già stati proposti nel volume
“Finché morte non ci separi?” di Joseph Webb, con la differenza che
mentre tu accetteresti un divorzio e nuovo matrimonio nel passato di un
credente prima della sua conversione, Webb insiste che una persona
divorziata debba a tutti i costi, sempre e comunque, ritornare al primo
partner (lasciando il nuovo partner o la nuova famiglia) oppure, ove ciò
non fosse possibile, rimanere da solo. Purtroppo ho l’impressione che il
tutto sia una comunicazione a senso unico teso a comunicare una propria
convinzione, piuttosto che un dialogo aperto e sincero teso a convincere
chi la pensi diversamente. “PENSI AL DIVORZIO?” sembra non prendere in
considerazione vari spunti di riflessione offerti dal nostro libro.
Penso che un lettore neutrale potrebbe facilmente dedurre che il tuo
libro sia stato scritto prima di quello di Woodrow!
Forse la tua introduzione potrebbe
offrire una risposta al perché di questo discorso a senso unico. Ma, a
dire il vero, mi confonde ancora di più. Infatti, viene affermato che
non abbiamo bisogno di una ‘opinione’ ma della Parola di Dio, e
mi chiedo perché mai allora non limitarsi a dare una lista di versetti e
basta; e se da una parte affermi che non vuoi dare una ‘tua opinione’
al riguardo, perché mai scrivere un libro? Se è vero che non sei
infallibile, come ammetti tu stesso, devo per forza concludere che il
libro rappresenta una ‘opinione’ sull’argomento; se preferisci,
una ‘interpretazione’ che, per quanto sincera e degna di essere
ascoltata, va pur sempre vagliata da altri. Se non si permette di fare
questo, qualcuno potrebbe facilmente concludere che in fondo esiste
nell’autore l’aspirazione a un certo grado d’infallibilità. Eppure
sappiamo bene entrambi, e lo dichiariamo apertamente ai nostri amici
cattolici, che i cristiani di Berea (!!!) “esaminavano ogni giorno le
Scritture per vedere se le cose stavano veramente così” come Paolo
predicava! Quanto più dovremmo noi essere pronti all’esame dei nostri
libri! Purtroppo l’impressione che si potrebbe ricevere esaminando il
tuo libro è che chi non è d’accordo con le sue conclusioni va contro la
volontà di Dio. O mi sbaglio?
Ti assicuro che credo fermamente anch’io
‘che la Bibbia sia, in tutto il suo insieme, infallibile e che ogni
suo insegnamento debba essere compreso giustamente e, poi, ubbidito,
senza opporvi scuse, opinioni personali o rifiuti’ come dici
nell’introduzione. Ma sappiamo entrambi bene che anche Satana a volte si
traveste da angelo di luce e usa la Parola stessa per tentarci,
confonderci e farci cadere, come cercò di fare perfino con Gesù. Penso
quindi che sia doveroso, specie su temi delicati come questi,
confrontare tutto quello che i credenti e vari servitori di Dio, del
passato e di oggi, hanno capito, per arrivare alla piena comprensione
della Parola di Dio, nel pieno rispetto reciproco.
Capisco che ascoltando diverse voci e
‘opinioni’ le cose possono sembrare confuse, ma questo non vuol dire che
bisogna fare a meno dei libri (altrui!); il credente desideroso di
arrivare fino in fondo avrà il desiderio e la saggezza di discernere,
come un paziente cui è stata diagnosticata una grave malattia non si
fermerà all’opinione del primo medico che consiglia un’operazione, né
alla dichiarazione del primo specialista che gli comunica che ormai non
c’è più nulla da fare! Sono anche pienamente d’accordo con te sul fatto
che ci sono alcuni che vogliono solo ascoltare in giro per vedere ‘chi
offre di più’ o per giustificare la situazione in cui si trovano.
Costoro farebbero bene a non leggere né il tuo, come tu dici, né il
libro di chiunque altri. Ma non mi sembra che nella maggior parte dei
casi questa sia la realtà dei fatti, specie fra i credenti. Spesso chi
chiede un aiuto, o un chiarimento dalla Parola, è per discernere quale
sia la volontà di Dio nella sua vita in quel momento di confusione,
tristezza, disperazione, delusione ecc. e poco cambia se le parole per
esprimere questa richiesta sono “Cosa pensi tu del divorzio?” o “Cosa ne
dice la Bibbia?”. Un credente, davanti a questi pensieri e decisioni, fa
sempre bene a chiedere aiuto ad altri fratelli maturi.
Mi sembra di notare, comunque, che, una
volta sconsigliata la lettura del tuo libro a chi cerca una ‘opinione’
per giustificare la sua situazione, i toni e i contenuti del libro
stesso continuino a parlare ancora proprio a loro e non a quanti altri
dovrebbero e vorrebbero sinceramente cercare di capire cosa dice la
Bibbia su questi argomenti. Il pensiero e il desiderio di ogni credente
sincero è proprio quello di conoscere ‘cosa ne dice la Bibbia’.
(N.B. Questa frase ‘cosa ne dice la Bibbia’, sottotitolo del tuo
libro, è anche il sottotitolo sia del libro di Webb sia del libro di
Woodrow nella versione in inglese; in italiano, per evitare fraintesi e
idee di chiusura o di autorevolezza assoluta, ho preferito tradurre
‘Alla luce della Parola di Dio’).
Condivido pienamente pure il fatto che
l’uomo naturale abbia una mente bacata, argomento del capitolo 2. Ma non
è sempre vero che molti partono già con delle loro idee preconfezionate
nel valutare il contenuto di un libro, anzi, penso che nel caso del
libro di Woodrow sia vero proprio il contrario. Io per primo, non avevo
assolutamente le idee di Woodrow prima di considerare il suo libro. Mi
sembrano quindi un po’ esagerate le dichiarazioni al cap. 8 riguardo le
opinioni altrui definite “opinioni e interpretazioni estremamente
pericolose e fuori posto… fanno dire alla Bibbia esattamente ciò che non
dice…” solo perché non condividono appieno il tuo pensiero. Pensi
che fra tutti coloro che hanno interpretazioni diverse dalle tue possano
esserci dei sinceri credenti che amano e studiano la Parola di Dio con
sincerità e sacrificio o credi che siano tutti dei nemici della Bibbia?
E non aiuta molto dire che la Bibbia va presa com’è senza particolari
interpretazioni, poiché in seguito dimostri che una qualche
interpretazione è pur necessaria! Infatti, al cap. 10, dopo aver
suggerito al lettore di “investigare con cura le parole della Bibbia
e agire secondo ciò che tu puoi facilmente capire” (pag. 48) passi a
spiegare la soluzione al “difficile rompicapo” dell’eccezione nel
Vangelo di Matteo, cioè a dare un’interpretazione diversa da quella che
un lettore potrebbe “facilmente capire”. Cosa succede, mi chiedo,
se una persona non ha il tuo libro che gli spiega il ‘difficile
rompicapo’ e arriva “facilmente a capire” diversamente e
agisce di conseguenza?
Per quanto riguarda il libro in sé,
apprezzo le regole di interpretazione esposte alla pagina 54, ma credo
che nell’applicarle al passo di Matteo 19 sia necessario aggiungere
altre considerazioni per arrivare alla corretta interpretazione. In
tutto l’episodio del discorso di Gesù con i Farisei, infatti,
confrontando i vari passi paralleli, non c’è solo la differenza
da te riportata; per esempio per quanto riguarda la frase “eccetto
nel caso di fornicazione” che troviamo in un solo Vangelo, potremmo
notare che:
- vi sono due discorsi, dei quali
uno fatto ai Farisei e uno ai discepoli, in un secondo tempo, in casa;
- a chi sta parlando Gesù? Gesù
parla a persone che chiedono se il divorzio è possibile SEMPRE e
per qualsiasi causa, persone che cercavano di intrappolare Gesù;
possiamo applicare queste parole oggi a dei sinceri credenti che
desiderano veramente conoscere la volontà di Dio? Subito dopo, nel
Vangelo di Marco, troviamo le parole di Gesù al giovane ricco: “Va’ e
vendi tutto ciò che hai e poi vieni e seguimi”. Quanti
applicherebbero queste parole di Gesù dette a un giovane in una
particolare situazione e in risposta a un quesito, oggi a
TUTTI i credenti? Però alcuni usano le parole di Gesù dette poco
prima ai Farisei, in una particolare situazione e in risposta a un loro
quesito per intrappolarlo, per arrivare alla conclusione opposta ma
ugualmente pericolosa: allora alcuni Farisei insegnavano che il
divorzio era SEMPRE lecito, oggi alcuni insegnano che non
è MAI permesso!
- inoltre, è vero che in Matteo e Marco
vi sono delle somiglianze nel riferire lo stesso episodio: però solo
Matteo ci riferisce la frase in bocca ai Farisei “per qualsiasi
causa” nella loro domanda a Gesù; potrebbe essere per questo motivo
che Gesù ha parlato dell’eccezione nella sua risposta? Nel Vangelo di
Luca abbiamo riportato un solo versetto di tutto quell’episodio
e sembra quasi fuori luogo, ma forse il contesto di quel Vangelo può
aiutarci a capire meglio: potrebbe riferirsi a chi divorziava con
l’espressa intenzione di prendere un’altra moglie? Di certo non tutti
coloro che pensano al divorzio pensano necessariamente e subito a un
secondo matrimonio.
- le parole di Gesù “Quello che Dio
ha unito l’uomo non separi” ci offrono il significato originale e
altamente morale del matrimonio voluto da Dio. Siamo tutti
d’accordo che il piano originale di Dio non prevedeva e non prenderebbe
in considerazione il divorzio. Ma notiamo - come Woodrow afferma - che
la frase dice ‘QUELLO’ e non ‘quelli’! Di certo il libro
di Woodrow non suggerisce un divorzio facile per chiunque si sia
stancato del proprio partner! Il divorzio viene visto piuttosto come un
intervento chirurgico che va effettuato solo in casi estremi e dopo
aver provato ogni altra possibilità di evitarlo attraverso la
preghiera, la consulenza, la separazione temporanea, delle medicine, un
viaggio o qualsiasi metodo. E se il tuo libro potrà prevenire un
divorzio, io per primo e il fratello Woodrow per secondo saremmo molto
felici e daremmo gloria a Dio! Da quello che sto imparando io
ultimamente, posso affermare che non è il sesso che unisce, né il
sindaco, né un sacerdote o qualsivoglia rappresentante religioso, ma
solo lo Spirito del Signore. E se Dio non tiene unite due persone,
nient’altro riuscirà a farlo. Purtroppo sembra che alcuni abbiano mutato
la frase di Gesù “Quello che Dio ha unito, l’uomo non lo separi”
in “Quelli che l’uomo ha unito, Dio non li separi!”.
- “all’inizio non era così” disse
Gesù; e siamo d’accordo anche su questo! Il divorzio non era nei piani
di Dio, così come non lo erano le spine e i triboli, il dolore nel
parto, il sudore nel lavoro! Dovremmo allora evitare diserbanti nei
campi, medicine in gravidanza per alleviare il dolore o deodoranti e
aria condizionata? Purtroppo sappiamo bene come la componente umana
nella scelta di un partner, a volte, può giocare brutti scherzi e delle
persone, inclusi sinceri credenti, possono ritrovarsi con delle scelte
sbagliate o con obiettivi opposti e, di conseguenza, la sofferenza e
disperazione, per non parlare di situazioni familiari disastrose,
possono portare a una lenta e terribile agonia fisica, morale, mentale,
materiale, sociale e spirituale. Cosa fare? Pregare, parlare, cercare
aiuto, separarsi per un periodo, prendersi una vacanza… senz’altro!
Prevenire, certo! Ma chi può affermare che nella propria chiesa o nella
propria famiglia si è prevenuto abbastanza? Ci saranno sempre dei casi
al di là delle nostre possibilità! A queste persone non basta dare una
pacca sulla spalla e dire che tutto andrà bene con la preghiera, la
pazienza e la perseveranza! Mi sembra un po’ come dire “Andate in
pace, scaldatevi e saziatevi” a un fratello che manca di cibo e
vestiti (Giacomo 2:16). O, peggio ancora, arrivare ad accusare il
fratello di non avere abbastanza fede o di chiedere per i propri piaceri
e, così facendo, aggiungere ancora un altro peso alla sua disperazione e
innalzarsi al posto di Dio nel leggere il suo cuore. È un po’ come
succede in certi ambienti evangelici dove ti promettono la guarigione
ma, quando questa non si avvera, dicono che non hai abbastanza fede! Non
so a cos’altro pensare nel leggere l’affermazione che “Il problema è
spirituale!” (pag. 23). Pur ammettendo che a volte, o spesso,
potrebbe esserlo, sono convinto che queste parole possono pesare come un
macigno per un credente già provato e immerso nei suoi difficili
problemi e potrebbero ferire peggio di una pugnalata al cuore.
Mi sembra poco saggio ridurre
tutto e sempre al fattore spirituale delle singole persone; né
si tratta di pensare che, avendo un’altra interpretazione, vuol dire che
Dio in generale approvi il divorzio. Certamente il libro di
Woodrow non afferma che Dio in generale approvi il divorzio, ma
piuttosto che non sempre Egli lo considera inammissibile, non sempre
è un peccato. Chi generalizzava il fatto del divorzio, riducendolo a un
contratto di pochi giorni o settimane con la possibilità di rompere il
tutto facilmente, erano quei Farisei ai quali Gesù disse chiaramente di
non essere d’accordo e che quel modo di fare era un adulterio agli occhi
di Dio.
Non vorrei dilungarmi sulle varie
possibili altre considerazioni da valutare per arrivare a una
interpretazione piena della Parola di Dio, ma leggendo il tuo libro mi
sembra di capire che si parta da un presupposto di sospetti verso il
credente, che non credo sarebbe il caso. Leggo nella prima pagina di
questi “sospetti” su chi chiede pur avendo una sua opinione o per
trovare una scusa per la sua situazione. Ripeto che a volte
questo può verificarsi, ma è mia esperienza che in molti altri casi
purtroppo non è così. Non credo che la maggior parte dei credenti che
affrontano queste problematiche siano dei dongiovanni o dei casanova in
cerca di avventure! Eppure il tono del libro mi sembra che conduca
proprio a questa conclusione, quando al capitolo 9 leggo: “Il
tentativo di terminare il matrimonio, prendendo una scorciatoia...”.
Queste parole mi sembrano quasi di raffigurare il credente come una
persona che non dorme la notte per trovare sotterfugi, scorciatoie e
scappatoie per le sue avventure amorose o per finire il matrimonio e
saltare da una scappatella all’altra! Se non ti conoscessi, troverei
queste frasi offensive e il solo pensiero irrispettoso verso un fratello
che “pensa al divorzio”. Ti posso assicurare che se vi sono alcuni
‘duri di cuore’ dediti a questa specie di ‘sport’, la maggior parte
dei credenti (fra i quali il giusto Giuseppe, padre putativo di Gesù)
dei quali ho conoscenza passano la notte a piangere, a vegliare, a
pregare, a gridare a Dio di intervenire nella loro vita, a sfogarsi
davanti a Dio, a ricercare il Suo volto, a implorare la Sua misericordia
e il Suo aiuto, a meditare la Parola e a cercare la Sua guida.
Devo ammettere che, pur essendo diverse
le premesse dei due libri (e cioè, “DIVORZIARE E RISPOSARSI” si propone
-almeno da parte mia come editore- quale spunto di riflessione,
condivisione e dialogo, mentre “PENSI AL DIVORZIO” preferisce –mi sembra
di capire- un atteggiamento di certezza, chiusura e intolleranza) la
conclusione è simile: ogni caso va valutato attentamente e
singolarmente. Quando stavo per pubblicare il nostro libro qualcuno
mi fece notare che avrei potuto rendermi responsabile di molti divorzi
in Italia; in seguito, un caro fratello e missionario mi suggerì di
ritirarlo dalla distribuzione o ‘legarmi una macina da mulino e
gettarmi in fondo al mare’, ma ti assicuro che fino ad oggi non mi
sono pentito del passo che ho fatto. Ho solo pensato che se il libro
potesse fare ad altri tutto il ‘male’ che ha fatto a me,
che ben venga! Per quanto mi riguarda posso dirti che anch’io, insieme a
molti altri, ho trovato nel libro di Woodrow la forza per andare avanti
nonostante le difficoltà della mia vita e mi ha dato quella pace e
quella serenità di cui avevo disperatamente bisogno. Un esempio banale:
abitiamo al nono piano di un palazzo e, sembra fatto apposta, a quasi
tutti i membri della famiglia ‘scappa’ di andare in bagno appena si
entra in ascensore. Ultimamente mio figlio ha espresso la sua
perplessità: “Io potrei stare ore ed ore, anche se mi scappa, davanti a
un gabinetto; ma se il gabinetto non c’è, me la faccio addosso!” La
lezione è chiara: la possibilità di una soluzione, per quanto drastica
sia, è sempre fonte di speranza e forza, ma l’inevitabilità di una
situazione estrema porta alla massima disperazione.
Ho prestato il tuo libro a un amico che
soffre da anni a causa di problemi matrimoniali e ultimamente
‘pensa al divorzio’ e mi ha confidato la sua conclusione: “Se
avessi letto prima il libro di Standridge avrei certamente smesso di
pensare al divorzio e sarei passato senz’altro al suicidio. Il libro di
Woodrow, invece, mi ha ridato la speranza quando ero alla fine delle mie
forze e mi ha aiutato sia a resistere al desiderio di attuare il
divorzio, sia alla tentazione di farla finita una volta per sempre”.
Il nostro libro non vuole assolutamente
affermare che TUTTI i divorzi siano leciti e che quando
due si stancano di stare insieme debbano per forza divorziare, o
che il divorzio sia sempre la soluzione migliore! Se ce ne
sono altre, che ben vengano e che siano provate! Io mi auguro di cuore
che il tuo libro possa fare riflettere molti di coloro che ‘pensano
al divorzio’, ma continuerò a proporre anche il libro di Woodrow per
coloro che, dopo aver deciso di non divorziare, penseranno al suicidio
come unica alternativa. Infatti, se il tuo libro può aiutare chi
comincia a “pensare al divorzio”, mi sembra che manchi di fornire
risposte adeguate a chi abbia già fatto il passo a causa della debolezza
della propria fede, delle circostanze proprie o del partner, o, nel
peggiore dei casi, portato al divorzio dal proprio egoismo, orgoglio e
peccato. Naturalmente mi riferisco al divorzio dei credenti, poiché
coloro che hanno fatto questo passo prima di convertirsi sono, sempre
secondo il tuo pensiero, pienamente perdonati!
Io credo che non dovremmo forzare troppo
il fatto che si tratti di ‘credenti’ o ‘non credenti’ che divorziano,
altrimenti si rischia di commettere due errori madornali:
Innanzitutto si corre il rischio di
adoperare il matrimonio dei credenti come se fosse una ‘garanzia’
di salvezza! Si può forse affermare che due credenti solo perché sono
sposati siano veramente salvati? Il matrimonio voluto da Dio è per tutti
gli uomini ed esso non costituisce affatto una prova che chi dice di
essere salvato lo sia realmente agli occhi di Dio. Conosciamo bene dei
casi in cui qualcuno ha fatto una professione di fede per poi rendersi
conto e confessare pubblicamente di non essere mai stato un credente
nato di nuovo, pur avendo seguito tutte le riunioni di chiesa o essendo
stato battezzato ecc.
Il secondo errore, che scaturisce
spontaneamente dal primo, è che, affermando che le persone coinvolte nel
divorzio erano dei credenti, si rischia di offrire loro una specie di
“scappatoia” molto semplice per ovviare al ‘peccato del divorzio’:
basterebbe ammettere che forse dopotutto la persona non era mai nato di
nuovo, che non era veramente un credente… Così potrebbe
cominciare la sua nuova vita da ‘vero cristiano’ lasciando il
fardello del divorzio alle spalle come qualcosa che appartiene alla
vecchia vita! E chi siamo tu e io per dire che ciò è o non è vero? A
quel punto queste persone dovrebbero essere considerate allo stesso modo
di quanti hanno avuto un divorzio prima di convertirsi, non credi!?
In conclusione, permettimi di riassumere
le varie posizioni (realtà, opinioni, idee, interpretazioni… come le si
voglia definire) sulla questione del divorzio. E questo, non certo per
fare un patetico confronto per vedere “chi offre di più”, ma almeno per
chiarire cosa l’altro afferma e così evitare fraintesi. Da quanto sono
riuscito a capire questi sono i punti principali sulla questione del
divorzio:
1) Il divorzio MAI permesso da
Dio, SEMPRE vietato.
2) Il divorzio permesso da Dio solo in
caso di infedeltà matrimoniale di natura sessuale.
3) Il divorzio permesso da Dio in caso di
infedeltà matrimoniale di natura sessuale e pochissimi altri casi,
quali l’abbandono del partner o la violenza fisica.
4) Il divorzio SEMPRE lecito, per
QUALSIASI CAUSA.
5) Il divorzio permesso in certi casi,
da valutare individualmente, dopo aver fatto di tutto per evitarlo.
La conclusione del libro “DIVORZIARE
E RISPOSARSI” di Woodrow è l’ultima. La quarta posizione era quella
di certi Farisei ai tempi di Gesù; la maggior parte dei commentari
biblici si divide fra la seconda e la terza alternativa, ammettendo, a
volte, il divorzio ma non eventuali seconde nozze e altre volte sia
divorzio sia un nuovo matrimonio; il libro di Webb, “FINCHÉ MORTE NON
CI SEPARI?”, segue decisamente la prima posizione, richiedendo al
neo convertito di abbandonare eventuali nuovi partner e tornare al
primo matrimonio. Dal tuo libro “PENSI AL DIVORZIO?” capisco
che
il divorzio non può MAI essere la volontà
di Dio, specie per un credente;
il divorzio è perdonato pienamente se
avvenuto prima della conversione;
il massimo che si potrebbe consigliare a
un credente in crisi matrimoniale (per violenza, ripetuti tradimenti o
altri casi molto gravi) è la separazione dal coniuge in vista di una
riconciliazione.
Il mio augurio e la mia preghiera è che
ognuno che “pensa al divorzio” abbia almeno la possibilità
di valutare serenamente “come stanno le cose” alla luce della
Scrittura e non di accettare come puro Vangelo o come ‘oro colato’ il
primo libro che capiti sotto mano, sia quello di Woodrow, sia il tuo o
di chiunque altri! Ma le tue certezze alla fine del tuo
libro mi lasciano sempre più perplesso, quando si afferma nell’appendice
4: “Senza dubbio, alcuni dei problemi più intricati,
più difficili da risolvere, e, purtroppo, anche i più penosi, riguardano
i nuovi credenti che hanno avuto, nel loro passato, convivenze,
matrimoni, divorzi, secondi matrimoni, figli legittimi o illegittimi,
credendo di fare bene o, almeno, di seguire senza colpa l’andazzo di
questo mondo”. Non saprei proprio cosa pensare; posso permettermi di
non essere d’accordo in questo? Credo che in quei casi ci si possa
aspettare delle conseguenze difficili, ma esistono anche casi
diversi, di “cari fratelli” credenti e servitori del Signore con un
passato irreprensibile, o almeno alquanto ‘normale’, che si ritrovano in
simili circostanze. Forse, come nel caso del profeta Osea, Dio permette
queste situazioni per potere comunicare ad altri nelle stesse
circostanze, per esperienza, il Suo amore e la Sua soluzione
affinché si possa “vivere senza preoccupazioni…” visto che “il
tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie,
siano come se non l’avessero” come dice l’apostolo Paolo (1 Corinzi
7: 29-32).
Da parte mia e da parte di quanti siamo
chiamati a insegnare e comunicare la Parola di Dio alla nostra
generazione, è importante che esaminiamo continuamente se stiamo
trasmettendo fedelmente la Sua Parola o se, con la scusa di qualche ‘corban’
che ci trasciniamo dietro, rifiutiamo l’aiuto che Dio vorrebbe offrire
al fratello che soffre (Marco 7:1-13).
Ti ringrazio per avermi ascoltato. Ti
chiedo scusa se qualche concetto fosse espresso in modo poco amichevole,
o se risultasse poco chiaro: per il primo punto ti assicuro dal profondo
del mio cuore che non desidero minimamente attaccare te come persona che
ammiro e amo tanto nel Signore (ho cercato di mettere quanti più ‘mi
sembra’ possibile per evitare frasi tropo dirette o che possano
sembrare offensive); per il secondo punto, qualsiasi risposta, privata o
pubblica, a questa mia sarà più che benvenuta per chiarire
ulteriormente.
Farò senz’altro conoscere il tuo libro,
pur non condividendo pienamente le sue conclusioni, poiché sono convinto
che ogni credente possa e debba valutare tutto ciò che Dio ha da dire,
anche attraverso diversi fratelli, e arrivare alle proprie conclusioni e
scelte. So già che forse tu non la penserai così, avendo rifiutato di
pubblicare una recensione, anche se negativa, del mio libro sulla ‘Voce
del Vangelo’ come ti avevo chiesto e, quindi, non mi permetto di
chiedere altro. Aspetto comunque una tua risposta prima di condividere
questa lettera o di inserirla sul mio sito web.
Un abbraccio nel nostro comune Signore e
Salvatore Gesù,
Pippo Cappalonga

RISPOSTA DI GUGLIELMO
STANDRIDGE:
22.01.2004
Grazie delle tue affermazioni di amore e di stima
nei miei riguardi.
Ho cercato di scrivere il mio libro più
chiaramente possibile, usando le parole e le frasi che mi sembravano
più adatte. Non credo che sappia farlo meglio e perciò fare delle
spiegazioni delle spiegazioni potrebbe essere un atto inutile.
Ti ringrazio di avere raccomandato ad altri la
lettura del mio libro e ti saluto affettuosamente,
Bill Standridge.